
CASINO' DELL'ETNA
Ogni anno oltre 600 milioni di persone fanno viaggi internazionali, altre centinaia di milioni viaggiano all’interno del loro paese per motivi di lavoro o di svago. L’industria turistica, che comprende alberghi, villaggi, siti archeologici, case da gioco, casinò, compagnie aeree e altre attività commerciali al servizio dei viaggiatori/turisti, è definita L’INDUSTRIA CHE CREA POSTI DI LAVORO, ovvero LA RETE DELLA VITA.
Il turismo ecologico, culturale e sociale, provvede un prezioso incentivo finanziario.
In Kenia, grazie al turismo, un solo leone fa guadagnare 6.700 Euro all’anno, un branco di elefanti ne fa guadagnare 600.000.
Le Hawai ricavano dalle barriere coralline, 350 milioni di Euro l’anno.
La Sicilia, per la mancata apertura di un casinò, perde milioni di Euro all’anno.
I paesi succitati usano l’ingegno e i pochi mezzi che la natura offre loro. Nel caso della Sicilia, una classe politica collaborazionista e pedissequiente, asservita al sistema logorroico italiano usa l’irragionevolezza, demolendo sistematicamente “per ragioni di Stato”, a favore dell’economia di altre località lontane dalla nostra cara Trinacria.
E’ pur vero che produciamo più energia elettrica di quanta ne consumiamo, abbiamo le tariffe beffa, e a causa di un black out , i paesi del nord Italia (che non producono energia elettrica) si riattivano dopo poche ore, mentre la Sicilia ha bisogno di almeno 18 ore. Si estraggono dal nostro sottosuolo petrolio, metano, sali potassici ecc, lo Stato italiano vende al peggior offerente (sarebbe interessante sapere qual é il prezzo di acquisto del petrolio da parte di multinazionali americane e italiane), non lasciando alcun obolo ai siciliani. Ricordiamoci che paghiamo i prodotti petroliferi a prezzo pieno (la Valle d’Aosta che non ha petrolio nel sottosuolo fa pagare ai residenti il 50% di quello che paghiamo noi). In compenso ci lasciano tutte le scorie, avvelenandoci il mare e facendo scomparire paesi interi (Marina di Melilli (SR) ne è un esempio).
Dopo l’ultima kermesse elettorale, gli stessi uomini politici che hanno affossato lo Statuto di Autonomia ci parlano di nuova Autonomia, una delle solite burle “sicilianiste” di questi emeriti rappresentanti della Sicilia.
Il vecchio e caro Statuto della Regione Siciliana approvato con R.D.L. il 15 maggio 1946 n.455 non permetteva l’apertura istantanea di Casinò in Sicilia? Ricordino gli amministratori siciliani che l’apertura di una casa da gioco rientra nell’articolo 14 lettera n) di questo Statuto di Autonomia , ed evidenzia, il succitato, che l’Assemblea Regionale ha legislazione esclusiva in materia di turismo. Nessuno può metter in dubbio che l’apertura di uno o più Casinò, del tipo autorizzato, rientri nella materia turistica demandata alla competenza dell’Assemblea Regionale.
L’ autorizzazione all’apertura dipende solo ed esclusivamente dal presidente della Regione e non dal prefetto. Quando l’autorizzazione c’è, non può configurarsi illecito penale; gli art. 718-721 del Codice penale puniscono l’esercizio di giochi d’azzardo, solo se manca l’autorizzazione amministrativa all’esercizio dei giochi anzidetti (vedi Sanremo, St. Vincent, Campione, ecc.)
Accertato che il decreto di apertura di uno o più Casinò, promana dalla sola autorità che ha competenza ad emetterlo, qualsiasi azione contraria del governo di Roma, sarà ILLEGITTIMA e non accettabile.
Per lo Stato italiano costituisce un fatto illegale e immorale a fronte dei “fatti” legali e morali esistenti sul territorio peninsulare. Campione ed altri Comuni italiani dispongono di case da gioco, con le quali, nel bene e nel male, danno aiuto alle economie turistico-alberghiere di quei luoghi fin dal 1947.
Se il capo del governo regionale resta muto e i novanta (per la cabala 90 fa spavento) di Palermo distratti da questa calura della nostra lunga estate siciliana, L’INDUSTRIA CHE CREA POSTI DI LAVORO sarà un cimitero di sogni perduti per migliaia di aspiranti eterni cercalavoro.
Qualcuno dirà magari che ha una certa aria polemica tutto ciò, ma non è una notazione più o meno dialettica la nostra ponderata affermazione secondo cui tutti i buoni siciliani, abituati come sono da secoli alla lava e ai terremoti, in cambio della perdita dei loro diritti statutari e del marasma costituzionale, preferirebbero un’ulteriore catastrofe naturale di vaste proporzioni, di grande forza distruttiva delle cose e di gran numero di persone, perché sanno che la Natura è sempre più benigna dei nostri rappresentanti politici e, anche dopo un disastro ecologico, fa seguire con buona misura la rinascita della vita e dei suoi valori.
Cogliamo quindi l’occasione per esortare tutti i presidenti delle Province siciliane, tutti i sindaci dei Comuni della nostra Isola e gli amministratori politici a fare applicare la legge, in considerazione del fatto che se la Sicilia è base strategica del Mediterraneo (il futuro è vicino a noi), molti imprenditori, istituti bancari siciliani ecc. sarebbero disponibili ad investire milioni di Euro per la realizzazione di Casinò e strutture legate ad essi (alberghi, ristoranti, discoteche, ritrovi ecc.)
Dicano apertamente i nostri amministratori (alcuni infervorati dalla chimera di una nuova autonomia) se permetteranno ancora che la maggior parte del denaro speso in Sicilia ritorni nelle casse delle Nazioni industrializzate, attraverso tour operators stranieri, villaggi turistici e grosse catene di hotels gestiti da gruppi stranieri e… noi stiamo a guardare.
Ricordiamo a memoria d’uomo, che nel 2000 si è costituito un Comitato spontaneo di cittadini denominato “Casinò Etna” promosso dall’ex assessore al bilancio e finanze del Comune di Trecastagni (CT), Pippo Barbagallo, per sostenere la nascita di un Casinò. Invitiamo tutti gli amministratori di tutti i paesi della Sicilia a fare altrettanto, solo così si può squarciare il silenzio assordante e doloroso di chi non fa gli interessi della Sicilia.
Il 18 dicembre del 2001 fu presentato un emendamento a favore dell’apertura di un Casinò, regolarmente bocciato, i nomi di questi uomini politici siciliani che fanno gli interessi di tutti tranne che dei siciliani, non dimentichiamoli, sono i soliti noti.
Ora vi raccontiamo una storia esemplare dello stato di diritto che vige in SICILIA e la reazione di coloro che dovrebbero essere i custodi della Costituzione (legge dello stato).
Correva l'anno 1977, un cittadino esemplare della Repubblica Italiana decide un bel giorno di aprire un Casinò. Il personaggio di cui parliamo e' l'ing. Antonino Montalto nato a Catania e residente a Mascali paese a pochi passi dal capoluogo. L'ing. e' presidente del Consorzio Giarre 2000 e in questa veste chiede l'autorizzazione a costruire e gestire
il complesso turistico-alberghiero Giarre 2000 con annessa casa da gioco denominata Kursaal della Contea.(Risate....)
L'ing. Montalto, subito dopo la STRAVAGANTE (avrebbe potuto creare soltanto poche migliaia di posti di lavoro e portare milioni di euro alle casse del Comune..."quattru pidocchi"), richiesta, riceve una raccomandata A.R. (tassa postale a carico del destinatario, insomma: CURNUTU E VASTUNIATU) dalla Prefettura di Catania (fra una risata e l'altra leggete cosa scrive il prefetto e due agenti della DIGOS in perfetto italiano maccheronico): documento in pdf.
Mentre leggete il documento, chiudo gli occhi e penso: I deputati siciliani, sempre gli stessi, non hanno mai fatto rispettare lo Statuto di Autonomia della Sicilia svilendolo totalmente. Tutti i 43 articoli dello Statuto sono defunti pur essendo lo Statuto Speciale di Autonomia della Sicilia, patto costituzionale tra l'Italia e la Sicilia. ...E' patto costituzionale con la LEGGE COSTITUZIONALE 26 febbraio 1948 n.2. I deputati nazionali e regionali siciliani, digiuni di diritto costituzionale, ignorano che nessuna clausola di tale accordo transativo e' modificabile senza il consenso delle parti
(Stato italiano e Regione siciliana), perche' tutte furono sottoscritte come essenziali e tutte sono reciprocamente collegate mediante nessi indissolubili. Allora perche' tutta la classe politica siciliana ha permesso le assurde sentenze del 9 marzo 1957 n.38 e del 15-22 gennaio 1970 n.6 costituzionalmente illegittime atte a demolire le rilevanti peculiarita' dello Statuto, umiliando i Siciliani onesti ?
I deputati nazionali siciliani che parlano di "Salvaguardia dell'Autonomia", forse si riferiscono all'Autonomia della Valle d'Aosta, perche' in Sicilia, pur avendo un'Autonomia Speciale superiore a quelle del territorio italico (non dimentichiamoci del fatto che ci chiamiamo Regione Siciliana e non Regione Sicilia, (col tempo vi spiegheremo la differenza) come Regione Sardegna, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige ecc.), non si puo' aprire un casino', lo ha deciso il prefetto (figura non contemplata nella Costituzione Regionale Siciliana) "...sotto un profilo meramente giuridico, l'istituzione della casa da gioco in Sicilia puo'
avvenire soltanto nel caso in cui venga emanato un provvedimento legislativo di tipo analogo a quelli che hanno permesso l'apertura delle case da gioco attualmente operanti in Italia."
(a questo punto io mi metterei a PIANGERE).
I deputati siciliani non conoscono le motivazioni(?!), il prefetto invece le precisa con dovizia:...Tali interventi normativi, hanno di volta in volta autorizzato il Ministro dell'Interno a consentire a taluni Comuni (naturalmente non in Sicilia) di esercitare -tramite concessionari- la specifica attivita' in parola, allo scopo pero' di addivenire al ripianamento dei deficit di bilancio dei Comuni interessati".
A queste dichiarazioni uscite dal cilindro di un prestigiatore, (sono talmente false che anche mio nipote di tre anni nel leggerle si metterebbe a ridere) contrapponiamo solo una domanda: i Comuni autorizzati ad esercitare il gioco d'azzardo, sono ancora in deficit ? Se qualcuno dei nostri visitatori avesse a portata di mano i bilanci di questi Comuni, scoppierebbe dal RIDERE.
CONTINUA...


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