LE VOSTRE LETTERE

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* RadioFestival della Nuova Canzone Siciliana *

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U FUTURU DA LINGUÂ SICILIANA
Tourcoing (Francia) Egregiu diritturi di l' assuciazioni CSSSS, Sugnu cuntenti ca 'n Sicilia ci sunnu SICILIANI ca parranu e scrivunu lu sicilianu. Li genti pensunu ca sta lingua è parrata di latri e briganti. Forsi è veru ca 'nta sti tempi a genti parranu chiù 'u 'talianu ca 'u sicilianu, anzi mancu 'u 'talianu ma 'u 'nglisi! Ormai 'a lingua addutata de patri ' comu scriveva Buttitta', si sta pirdennu, u munnu cancia e a lingua si 'mbastardisci. Nun si senti chiù "staiu jennu a fari a spisa", ma vaiu a fari 'scioppingh'(shopping). Mancu " jemu a fari 'na scampagnata" ma jemu a fari 'futingh'(footing) a la pineta.Chi munnu, si jucava e bocci, ora si joca o 'bulingh'(bowling). Pirtantu, mi scrivu all'assuciazioni, pirchì sugnu sicuru ca, macari di luntanu, quannu vogghiu 'rispirari aria di Sicilia, mi cullegu e mi leggiu quattru pruverbii e quarchi liggenna. Vi mannu dui puisii e v'abbracciu ccu nustalgia, salutannu tutti i me parenti ca su 'n Sicilia, a Jaci Platani e Jaciriali. Anthony F. Russo
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Bruxelles LETTERA APERTA AI LEGISLATORI SICILIANI Da tempo i responsabili della Fondazione "L'Altra Sicilia", facendosi latori delle esigenze dei Siciliani che vivono e lavorano all'estero e convinti della necessità di un riscatto civile e sociale dell'Isola per poter finalmente abbattere nefasti stereotipi (mafia, usura, corruzione, criminalità ecc.) portano avanti il discorso di un rinnovamento che deve passare innanzitutto dalla rifondazione morale della classe politica siciliana. Infatti, se oggi la nostra Sicilia si trova in condizionidisastrose lo si deve soprattutto a quella classe dirigente, passata e presente, che nulla ha fatto e nulla vuole continuare a fare per la Sicilia e per i Siciliani. Il Siciliano nell'Isola (e soprattutto quello all'estero) vuole riscattarsi da quel senso di colpa che da anni gli viene imposto, riscoprendo la fierezza di appartenere a un popolo di antichissime civiltà. Ormai è giunto il momento di mettere insieme tutte le migliori energie presenti in emigrazione, insieme ai responsabili regionali, scriviamo responsabili, al fine di preparare una normativa per l'emigrazione che sostituisca le due precedenti, affinché giustizia e rispetto siano resi alla nostra comunità all'estero e per dare all'emigrazione quel nuovo corso, da tempo atteso, facendolo uscire dalla sua forma attuale, mercantilista e partitocratica. I siciliani non vogliono più che altri programmino e pensino al loro posto e perciò chiedono: A) Soppressione della legge 4 giugno 1950 n° 55 e della legge 5 giugno 1984 n° 38 La legge 4 giugno 1950 e la legge 5 giugno 1984 n° 38 che regolamentano l'emigrazione siciliana devono essere soppresse. Non hanno più senso di esistere, come, di conseguenza i patronati, che sono stati i più diretti beneficiari di queste leggi. Essi, confermandosi l'emanazione di una vecchia e tanto nefasta partitocrazia, hanno dimostrato di non servire a nulla specialmente quando hanno amministrato denari pubblici senza alcun controllo. I risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti ! Presentino piuttosto progetti all'estero per servizi, sotto lo stretto controllo dei Cons.it.es. ad esempio, e solo allora potranno richiedere i finanziamenti. Ai legislatori ricordiamo che il primo vero scandalo è stata, da sempre, la passività da essi dimostrata nei controlli e la poca volontà di esercitare tali controlli, pur avendo ricevuto dalcittadino il mandato di farlo. In tutti i paesi Europei e del mondo, dove l'emigrazione siciliana è molto importante, i patronati hanno dimostrato che non servono anulla: il loro fallimento è qundi totale. Quel lavoro di assistenza e consulenza, che deve essere fatto dai consolati, ai quali queste "piovre" si sono sovrapposte, dovrà ritornare ad essere competenza consolare, perchè ai nostri connazionali all'estero servono sportelli di consulenza, antenne delle camere di commercio, informazioni sui corsi universitari, potenziali agevolazioni agli investimenti,notizie sui concorsi pubblici, sul mercato privato, ecc, per potersi adeguare ai bisogni ed alle esigenze della società contemporanea. Aboliamo gli enti inutili, semplifichiamo le procedureburocratiche, > evitando cosí quella commistione che, alla fine si crea tra politica e burocrazia e degenera in malcostume e prevaricazione. (vedil'esempio dei numerosi funzionari inquisiti, che tuttavia, rimangono impuniti ed inamovibili proprio perchè vivono della complicità dei politici). Gli enti, soprattutto quelli che hanno sede in Sicilia, devono essere monitorati dalla stessa magistratura perché non ha senso destinare all'emigrazione centinaia di milioni che si sa non arriveranno mai e che, se anche arrivassero, servirebbero solo agli scopi turistici ed alle abbuffate all'estero dei politici di turno senza che la comunità emigrata ne riceva poi nulla, se non l'illusione di incontrarequalcuno che promette di occuparsi di loro (ma per fare che cosa ?). Non discutiamo la buona fede dell'on. Capodicasa, a cui riconosciamo il merito di essere stato l'unico responsabile istituzionale a venire a Bruxelles per incontrare espressamente la comunità siciliana. Purtroppo sembra essere male informato e indotto ad una cattiva valutazione da chi ha tanti privilegi e fior di milioni, quindi ogni interesse a lasciare in piedi delle strutture (leggi enti) che non vogliono scomparire. Secondo la Fondazione, all'estero ci vuole il sostegno diretto(sotto controllo Con.si.tes - almeno questi consigli degli italianiall'estero potranno servire finalmente a qualcosa) a tutte le iniziative utili portate avanti da associazioni, cooperative o aziende, ecc. che effettivamente esplicano un servizio reale ed aggregante per i nostri residenti all'estero; servizi rivolti allo sviluppo reale e non fittizio ed alla crescita della nostra laboriosa ed attiva comunità siciliana. La nostra posizione è chiara: nessun privilegio ai patronati esistenti, soprattutto se presenti in Sicilia - è questo l'aspetto più vergognoso e negativo. Un monopolio assolutamente ingiustificatoperché obbliga le associazioni a subire progetti e programmi falsi fatti in Sicilia da gente senza scrupoli che fin ora ha solo, nella migliore delle ipotesi, sprecato miliardi pubblici. B) SOPPRESSIONE DEGLI UFFICI PROVINCIALI CHE DOVREBBERO TUTELARE, STUDIARE E COADIUVARE L'EMIGRAZIONE. Oggi a cosa servono? A nulla. Quale utilità ne trae poi il cittadino emigrato ? Nessuna. L'unica loro finalità sembra essere lo scopo turistico. Abbiamo assistito, e continuiamo ad assistere, alla visita ufficiale di intere, numerose, delegazioni provinciali spesso in forma clandestina che, una volta all'estero, non avendo avvisato nessuno (e chi avrebbero dovuto informare se non sono in contatto con nessuno ?) si sono trovate sole, e smarrite di fronte ad una realtà che non conoscono e si ostinano a disconoscere. Pensavano forse questi signori che solamente il fatto di arrivare loro avrebbe suscitato l'interesse dei concittadini emigrati ? Ed anche se cosí fosse stato, dove sono le associazioni, i corrispondenti, i membri di tutti questi enti e associazioni che vengono finanziati senza controllo e a fondo perduto? I siciliani all'estero non ignorano l'andirivieni dei "valletti" del potere che non conoscono le realtà siciliane nel mondo, che sperperano denari che altrimenti verrebbero destinati a scopi più seri di un viaggio gita-premio con famiglia e/o amica, in considerazione soprattutto della disoccupazione, della difficoltà di inserimento, dei problemi quotidiani che conosce la nostra gente emigrata. Pensavano che l'emigrato siciliano fosse rimasto chiuso nel suo guscio e non conoscesse le tematiche del mondo moderno ? Gran parte degli italiani all'estero, e soprattutto i loro figli, ha studiato, conosce e parla diverse lingue, (a dispetto di quanto si è voluto dimostrare, ad esempio con l'elezione della miss Italia nel mondo,dove si è scelto di presentare - a bella posta - ragazze di IIIa generazione che con la lingua italiana non avevano alcuna dimestichezza) anche se si ostina in un dialetto che dovrebbe unire e che invece li isola, li fa sentire parte di un tutt'uno organico che voi, invece, vi affannate a separare. Non credono sia giunto il momento di mettere al bando gli sciacalli dell'emigrazione, gente che ha fatto la propria fortuna cavalcando e stravolgendo i temi di questa emigrazione? Non credono che se la Magistratura (o la Corte dei Conti) volesse finalmente curiosare in questo comparto, potrebbe trovare - a più di uno - una sistemazione immediata, e forse definitiva? Non ce la sentiamo più di sopportare, per colpa vostra, di venire continuamente additati come gente poco affidabile e pronta ad ogni compromesso e dover poi continuare a difendere anche i responsabilidi quegli enti che voi finanziate in maniera troppo superficiale. Ci chiediamo; è mai possibile che il legislatore non riesca a fare un bilancio del disastro compiuto da questi enti o da questi servizi provinciali di cui gli stessi emigrati disconoscono l'esistenza ? C) SOPPRESSIONE DELLA CONSULTA REGIONALE PER L'EMIGRAZIONE E VOTO DEI SICILIANI ALL'ESTERO Non ci sarebbe neanche bisogno di scriverlo perchè tutti sanno che la Consulta regionale si è dimostrata soltanto una farsa che è servita soltanto a responsabili & Co. a scopo turistico-gastonomico. La consulta regionale dell'emigrazione: una vera buffonata, che non necessita di alcun commento, anche se ci sembra importante affermare, come da mesi facciamo, e su questa nostra analisi abbiamo ottenuto il consenso di uomini come Nicola Cristaldi, Leoluca Orlando, lo stesso Angelo Capodicasa, cosí come di altri responsabili associativi, che è necessario, oggi più che mai, aggiungere al numero dei deputati dell'ARS, almeno altri 6 deputati eletti dalle circoscrizioni estere, dimostrando cosí di voler cogliere l'occasione di cambiare lo statuto dell'ARS, proprio mentre Camera dei deputati e Senato della Repubblica votano la legge costituzionale sul voto all'estero. Se poi i responsabili del governo regionale non arrivassero a questo grado di maturità, allora non avrebbero più alcun titolo per affermare di essere i maggiori responsabili di una Regione a Statuto Speciale, proprio perchè altre Regioni hanno dimostrato di aver saputo utilizzare al meglio il loro semplice statuto ordinario. Francesco Paolo Catania
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* RadioFestival della Nuova Canzone Siciliana *
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Brusselles Sicilia: l’assenza è di regola ! Egregio On. Capodicasa, Più volte, nei nostri comunicati, Le abbiamo fatto presente le esigenze dei siciliani all’estero. Purtroppo dobbiamo constatare ancora una volta che, nonostante i nostri ripetuti appelli, l’indifferenza della classe politica siciliana continua a danneggiare l’immagine della Sicilia e dei siciliani all’estero. Ci preme informarLa che il Consolato d’Italia di Bruxelles ha creato, tramite la proposta « Sistema Italia, significato di una presenza », un’ottima opportunità per la promozione del prodotto Italia e del turismo. Tale attività è stata affidata alla Direzione Didattica. Questo organismo, malgrado a Bruxelles resti sempre presente il problema della mancanza di una scuola italiana, ha ben impostato i programmi, riuscendo a coinvolgere gli enti locali belgi, le regioni e le istituzioni italiane. In questa nostra lettera non vogliamo entrare nel merito della validità dei contenuti e del progetto al quale anzi ci associamo e per il quale ci congratuliamo con i promotori, piuttosto - ancora una volta - dobbiamo constatare con grande rammarico l’assenza della nostra Regione Sicilia. Infatti, nonostante la Comunità dei siciliani all’estero a Bruxelles sia la più numerosa tra le comunità italiane emigrate, la più attiva e la più dinamica, la Regione Sicilia non è presente per tutelare i loro interessi e partecipare alle loro iniziative. L’esempio emblematico di tale assenza è risultata evidente nella manifestazione organizzata l’11 ottobre 1999 dalla Camera di commercio Italo-Belga di Bruxelles, manifestazione alla quale risultava assente la rappresentanza della Regione Sicilia, nonostante fosse stata invitata, come a noi stessi riferito dalla responsabile di MONDIMPRESA, filiale della Confindustria, alla quale è stata affidato l’ufficio della nostra regione. A questo punto la Fondazione « L’ALTRA SICILIA » deve chiedersi : perchè investire centinaia di milioni e spenderli per aprire una sede della Regione Siciliana quando poi questa è assente da manifestazioni che la riguardano in prima persona ? La Fondazione « L’ALTRA SICILIA » non discute, caro Presidente, la Sua buona fede; a Lei riconosciamo il merito di essere stato l’unico responsabile istituzionale a venire a Bruxelles per incontrare espressamente la nostra Comunità. Ci rammarichiamo del fatto che oltre all’assenza dei responsabili regionali, le associazioni locali, legate ai Patronati, la cui esistenza dipende dai sussidi della Regione Sicilia, non si interessino ad iniziative di questo tenore, non tenendo in alcun conto gli evidenti benefici che tali manifestazioni potrebbero apportare ai Siciliani all’estero, ai prodotti siciliani e all’immagine stessa della Sicilia. La Fondazione « L’ALTRA SICILIA » auspica che venga posta maggiore attenzione da parte della Regione Sicilia a tali iniziative e che si impegni ad esercitare maggiori controlli sull’attività dei Patronati, oppure provveda alla loro definitiva soppressione, come da noi più volte auspicato. Infine Le raccomandiamo di tenere sempre in dovuta considerazione la comunità Siciliana che vive e lavora all’estero, una comunità che Lei conosce bene e che sa quanto soffra e quanto poco chieda; una comunità, che si è sempre sacrificata per la sua Sicilia e che oggi chiede attenzione. Quella comunità che vuole soltanto vedersi riconosciuto, ad esempio, quel sacrosanto diritto del voto all’estero, che servirebbe proprio a farla sentire, finalmente, parte di un tutt’uno lontano ma unito. Eugenio Preta, Francesco Paolo Catania, Vincenzo Faraone, Adriano Longo, Angelo Roberto, Umberto Mazza, Ivan Bertuccio, Felice Belfiore.
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Bruxelles LA SICILIA MUORE E NESSUNO SI MUOVE! La Regione Siciliana ancora una volta senza governo. Le cronache ci rimandano una notizia che ormai è divenuta una costante dell'attualità politica
siciliana: le dimissioni del governo della regione. E si ha un bel gridare allo scandalo da parte di Capodicasa e del suo mentore Fava-Veltroni, se poi
sono loro stessi a doversi vergognare di avere fatto l'impossibile per poter mantenere i DS arroccati al
potere. Sono riusciti a stringere patti con i partiti del ribaltone di un anno fa, con i socialisti
“siciliani” e con i diniani, in via di estinzione, e con l'immancabile Rifondazione. Le cronache ci parlano di agitazione interna tra i
partiti che sostenevano Capodicasa, ma non lasciano filtrare quello che noi invece leggiamo: la solita
fame di poltrone che agita l'Udeur del ministro “siciliano” Cardinale, che si distingue per cercare
sempre prebende e per non aver mai presentato proposte o programmi, dei socialisti siciliani che hanno dovuto
nascondersi dietro un indipendente di sinistra e dei comunisti sempre affamati di potere.
Le dichiarazioni dello sconfitto Capodicasa, che invita a non gioire, ci trovano poi perplessi e invece
ci stimolano ad una riflessione pacata perché preferiamo adesso non avere un governo piuttosto che
averne uno frutto di ribaltoni, di compromessi e di accordi che non appoteranno niente.
L'on. Capodicasa sa che i Siciliani all'estero seguono le vicende dell'Isola e capiscono anche quello
che i giornali locali cercano di nascondere. Egli ricorda la necessità di un governo, ma boccia anche
l'idea di un governo per espletare l'ordinaria amministrazione, in attesa delle prossime elezioni.
Noi pensavamo che all'on. Capodicasa interessasse veramente la sorte della nostra Isola e della sua
gente. Ci siamo sbagliati: al pari degli altri non è al servizio della nostra Sicilia e della nostra gente,
ma al servizio dei "pupari" romani. Giù la maschera, politicanti della regione siciliana. Le vostre diatribe di bottega ci faranno
perdere "soltanto" i co-finanziamenti dell'Unione europea nell'ambito di Agenda 2000, e svelano – a quei
pochi siciliani che ancora non l'avrebbero capito – la vera natura del vostro fare politica Non politica come
missione morale al servizio della propria terra e della propria gente, ma politica come potere per il
potere. Innarestabile però si avvicina la data delle prossime elezioni. Allora dovrete rendervi conto di
quanto i Siciliani all'estero avevano capito; ma sarà troppo tardi….a meno che, nonostante le eclatanti
dichiarazioni, non continuerete ad impedire loro di votare…
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Rick Sinise dal Venezuela Bandiera Siciliana: una storia esemplare
Provate a entrare in una qualsiasi aula di una qualunque scuola della Regione Siciliana e a proporre, con ricchi premi e cotillons, il seguente
quiz: «quali sono i colori della Bandiera Siciliana? sapresti disegnarla?». Non vi sconsolate se a rispondere correttamente saranno 2 o 3 o forse del tutto nessuno.
Non è colpa loro. Sono stranieri in casa propria, ma non lo sanno e non lo devono sapere. Il colonialismo contro la Sicilia è una bestia volgare e
subdola.... ma può essere individuata e combattuta da Uomini e Donne che non intendono vendere la propria Anima, cioè la propria Coscienza identitaria, a
questa Piovra dalle mille maschere. Chi ha una Coscienza identitaria ha anche la Memoria storica di millenni di Resistenza e una concezione alta e
concreta della Libertà, quella nuda e senz'altri aggettivi, l'unica per la quale valga ancora la pena di rischiare qualcosa.
La Bandiera è un veicolo di quel legame di sentimento con la propria Terra che ci distingue dai vegetali dai minerali e dagli altri animali.
Il colonialismo del Sistema Italia ha scelto di non permettere che la Bannera di Trinakria fosse riconosciuta ufficialmente, lo ha scelto fin dal
1860 e lo ha ribadito in quest'ultimo mezzo secolo di «democrazia repubblicana»...La Nazione, scriveva Renan, «è un plebiscito di tutti i giorni...». Bene:
anche la «negazione del carattere nazionale», come quello millenario della Patria Siciliana, è un triste «plebiscito di tutti i giorni».
Negare una Bandiera è negare una Storia. Negare una Storia è negare un Popolo. Negare un Popolo è negare l'umanità degli Uomini e delle Donne che
lo compongono. Altro che balle!. Non si tratta di tanticchia di stoffa colorata, la Bannera è un veicolo di quel complesso legame di sentimento che
alimenta la Coscienza identitaria e riempie di vita e di senso il Tempo Cosmico degli Uomini. (...)
Quando, il 4 gennaio 2000, abbiamo appreso che l'Assemblea Regionale Siciliana aveva votato una Legge per la «adozione della bandiera della
Regione» (...) siamo stati felici... ma qui è colonia e certe «gioie» durano poco. Intanto, a parte un servizio «istituzional-folkloristico » di un
minuto e 12 secondi sul T3 e un trafiletto a pagina 6 su un quotidiano (il 25/01/2000) la notizia viene «silenziata» rapidamente.
Attenendoci ai fatti, cosiccome li raccontano, è accaduto che una bambina della scuola elementare «Garzilli » (credo di Palermo) abbia chiesto al
presidente dell'ARS di poter vedere una bandiera della Sicilia... Vogliamo immaginare il panico dell'on. Cristaldi ad una richiesta così inusuale. «La
Bandiera? ma chi gliele mette in testa certe cose... ma cu è a matri di sta picciuttedda?!... Ma quale bandiera, se mancu n'avemu una? E chi ci
cuntu ora?!». Ed ecco una leggina, un appaltino per stampare un paio di TIR di bandiere, un bel evento per presentare la cosa al pubblico. Dove? In un
luogo sacro o perlomeno significativo della Patria Siciliana, come il buon senso consiglierebbe???
Noooo!, la Bannera Siciliana viene 'ncignata, inaugurata, sul pennone della villa settecentesca di piazza Principe di Camporeale, dove ha sede il
Supercommissario dello Stato, un Antieroe da commedia coloniale che da mezzo secolo vigila con successo sulla corretta inattuazione della Autonomia
Siciliana conquistata dai nostri Avi indipendentisti: quelli con le lupare come Antonio Canepa, il professore guerrigliero che venne pure assassinato),
e quelli deputati col seggio all'Assemblea Costituente, come Andrea Finocchiaro Aprile (che poi rifiutò pure la nomina a senatore a vita, tanta
era la stima che aveva per Roma...).Tra un ricordo e una memoria, ci accorgiamo intanto che gli hanno aggiunto
un nastrino tricolore, una specie di giummu, che sennò non potevano dormire la notte. Alla Bandiera, il giummu, non al Commissario... Ma, chissà, forse
sugnu jù tanticchia troppo critico?! E cu u sapi, avoti ficiru na bella liggi?!.Fu così che me la andai a procurare allo Studio Legale di uno dei miei amici
avvocati di grido; e gli diedi subito una prima (e ultima) taliata, tra le risate mie e lo stupore della segretaria che non si sognava neanche
lontanamente che pure le Leggi potessero fare ridere. «Legge 1/2000 sull'adozione della bandiera della Regione. Mario Di Mauro Patria Siciliana N.B.: Che la nostra Bandiera debba essere esposta a rigor di legge, per una questione pedagogica, lo pretenderemo, se serve, anche con Azioni e «cartabollatallamano». Il simbolo di Trinakria si difenderà da sé, all'occorrenza dispiegando anche tutta la potenza cosmica devastante di cui è capace nella sua manifestazione shivaica (e al profano questa affermazione suonerà a dir poco strana...). Importante: Essendomi recato personalmente in Sicilia, spinto dalla voglia di conoscere questa isola meravigliosa, nessuno, ripeto nessuno, sapeva che la Sicilia avesse una sua bandiera. |
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COMUNICATO STAMPA SI PUO' RESISTERE ALLA MAFIA MA NON ALLO STATO Giovedì 16 novembre 2000, alle ore 15.00, presso la sede ACIO a Capo d'Orlando LUIGI SCHIFANO ha
iniziato il suo omicidio per fame e sete per denunciare i gravi ritardi, i metodi irregolari e la poca legalità con cui viene applicata la legge n. 44
del 23 febbraio 1999, per il ristoro alle vittime del racket e dell'usura. Ritardo, che sommando i tempi della prima legge (1992), porta ad attese di oltre
otto anni, rendendo drammatica la situazione di tante persone e delle loro aziende. Aziende che avevano già una situazione grave, per il
condizionamento ambientale e le intimidazioni del racket quando hanno fatto la prima richiesta di ristoro, sei anni fa, ed ora sono oltre il baratro e
tante situazioni oramai sono senza ritorno. Questo è a conoscenza del Commissario Antiracket che
continua a tergiversare permettendo il rinvio dell'esame di tante pratiche o liquidandone alcune con
indennizzi irrisori che umiliano la vittima. Tutto questo ha portato all'assurdo che chi ha
lottato per primo il racket uscendone indenne, deve ora soccombere per i gravi ritardi dello Stato
nell'applicazione della legge 44/99, o per i miseri rimborsi concessi con magnanimità, bonta' loro!
Da una parte i Governanti, la Magistratura, le Forze delI'Ordine che spingono a denunciare gli estorsori, e
a costituire le Associazioni Antiracket, unico e solo baluardo alle estorsioni; dall'altra le autorita'
suddette in applicazione della legge n. 44 cominciano con i se, ma, i distinguo, il nesso di causalità e la
congruità al fine di non decidere e di non dare il giusto ristoro a chi ne ha diritto o, nella migliore
delle ipotesi concedere ristori da mendicanti. A tutto questo si deve amaramente aggiungere
l'indifferenza e l'impotenza delle Associazioni Antiracket che non aiutano ed assistono più i propri
iscritti per non andare contro chi, fino all'altro ieri, era il loro capo supremo.
Così si è arrivati allo stallo totale e ad un passo dallo sfascio definitivo tanto da non riuscire neppure
ad avere notizie sicure e certe sullo stato delle pratiche. La conclusione terribile, per chi ha lottato contro
le estorsioni e le illegalità in genere ed aiutato tante realtà oppresse dalla mafia a fondare le Associazioni Antiracket, è quella di essere stato
condannato a morte dagli stessi professionisti dell'antiracket. Questo oggi Luigi Schifano denuncia iniziando lo
sciopero della fame. Si può resistere alla mafia ma non allo Stato. L'Altra Sicilia
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