VIA ZIA LISA - Toponomastica di Catania - VIA ZIA LISA

ZIA LISA


Zia Lisa Foto momentaneamente non disponibile

A sud-est di Catania, in prolungamento della via Acquicella – che termina col muro di cinta del cimitero – comincia la via Zia Lisa. Numerose case, sorte per la maggior parte tra la fine dell’Ottocento e del secolo scorso, fanno ora di essa l’estremo limite della città, prima che si inizi quella grande distesa di campagne che più oltre raggiungono i celebrati antichissimi campi “lestrigoni” e “leontini”, ossia la Piana di Catania. Dopo le prime abitazioni, a destra, oltre i “tre ponti” sotto ai quali durante le forti piogge scorre il torrente, è il prèdio della “Limosina” o fondo Carcaci, da anni denominato Lebrìno (Librino), nel quale, verso ovest, dietro un gruppetto di rustiche case, sorge la famosa fonte dell’”acqua santa”: un’ acqua, fino al settecento, di sapore acidulo e piccante, ma ora limpida e cristallina, pur emanando sempre un leggerissimo odore simile a quello del gas solfido idrico. Ciò che rende tuttavia interessante quest’acqua – la quale sgorga da una specie di pozzo artesiano cinto alla sommità di piccoli blocchi rettangolari di pietra bianca e rivestito alla superficie di ruvide mattonelle colorate – è il suo continuo gorgoglio e un sedimento di colore giallo rossastro che forma incessantemente intorno alla scaturigine e lungo il piccolo acquedotto che la conduce per breve tratto in un serbatoio per l’irrigazione del terreno sottostante. (Gaetano De Gaetani, su l’Acqua Santa e su l’acqua acidula della valle di S. Giacomo, edizioni S. Sciuto, Catania 1840)
A tal proposito, il poeta popolare catanese, Giuseppe Nicolosi Scandurra, così cantava:

“…nasceva ‘n’acqua a coluri di ramu,
di tuttu tempu, senza ca siccava,
e frisca e duci e limpida spicchiava.

‘St’acqua vagnava un pezzu di chianura
Ccu diversa racina e varri frutti,
e urticeddu riccu di verdura,
jennu lassannu li scuscisi asciutti.
Pri talari la so ramatura
Di tanti parti vinevunu tutti;
e l’acidduzzi di ‘sti lochi lochi
visitavunu ‘st’acqua a canti e giochi”

E così continua ancora – dopo aver fatto un suggestivo quadro dei luoghi – per esaltare i pii proprietari della miracolosa sorgente:

“ Di ‘st’acqua, a ‘na vicina massaria,
l’antichi Manumorti cci abbitaru,
ricchi di beni, saggi ‘ntra l’idìa;
‘st‘acqua di gran virtù santificare
Dicennu ca miraculi facìa,
di tant’occhi malati fu riparu,
e di seculi e seculi si vanta
di chiamarisi ancora l’Acqua Santa.

Carcaci anticu, ca bob cori aveva,
limusinava a tanti puvureddi:
ad ogni venerdì stari faceva
‘nchiusi li cani e aperti li canceddi.
Ogni mischinu ca jeva e vineva
Guadagnava manciari e surdiceddi;
e di tutti li genti, a pocu a pocu,
fu chiamatu LIMOSINA ‘stu locu.

Ora ‘stu locu è di tanti patroni,
non cchiù è ‘mputiri di li Manumorti,
ammenzu d’iddu pàssanu vadduni,
ed è principiu di li terri forti:
tocca ccu la Zzà Lisa e lu straluni,
ccu vigni, alivi, ficu, ceusa ed orti;
versu l’ultimu funnucu finisci
unni rivetti supra mura crisci”
Busto da' zza' Lisa - immagine momentaneamente non disponibile

Chi può affermare, però, essere vero tutto ciò?! Dell’origine della denominazione della contrada nulla ci è dato conoscere: il poeta non ha fatto altro che attingere alla tradizione popolare. È da ritenere tuttavia assai probabile che il toponimo derivi da qualche icòna o chiesa dedicata a Santa Maria dell’Elemosina di cui sia andata perduta la memoria, o addirittura dal fatto che tali terreni appartenessero ab antico a qualche ente religioso di tale titolo. Frattanto, una chiesetta detta dell’Elemosina e delle Anime del Purgatorio esiste ancora oggi nella via Zia Lisa, poco lontano dal punto in cui questa è intersecata dalla via Dogali. Una lapide sulla trabeazione ricorda che essa fu “riformata dai devoti nel 1890”. In quanto all’Acqua Santa – che nessuno va pìù ad attingere, anche perché la fonte è ritenuta luogo di convegno di spiriti maligni – merita di essere ricordato, che nelle vicinanze, nella seconda metà del 1800, venne rinvenuto un elegante cippo funerario in forma di altare, decorato con festoni bucrani, il quale nel cartiglio della faccia anteriore contiene una dedica a Claudio Severo prefectis fabrorum et duundir. Donato dalla munifica famiglia Carcaci, esso è ora conservato nella sala VI del museo comunale di Catania.
Fin dai tempi più antichi, zona fondaci, nei quali forestieri e viandanti, carrettieri e messaggeri postali, trovavano sempre nei loro viaggi da Catania per Siracusa, Vittoria, Caltagirone, e viceversa, oltre alla possibilità di poter riposare, anche quella di mangiare, la Zia Lisa conserva ancora oggi nel popolo parte delle sue caratteristiche: cinque fondaci – detti appunto ‘u primu, ‘u secunnu, ‘u terzu, ‘u quartu e l’urtimu fùnnucu” – Quest’ultimo, circa cento metri prima della fine della strada, dinnanzi al bivio Gelso Bianco e Primosole. Il fondaco più famoso, quello della Zia Lisa, è però scomparso da chissà quanto tempo. Esso sorgeva, secondo i vecchi della contrada, proprio all’inizio della strada, a sinistra, e comprendeva l’ex orto Ascondo, sparito anch’esso, per dare posto ai depositi della società Italo-Americana per il petrolio.. Il traffico che vi si svolgeva è rimasto proverbiale; e il popolino, infatti, quando vuole esprimere che in una data casa c’è un movimento continuo di persone che entrano ed escono senza tanti riguardi, dice che essa pari ‘u funnucu d’à zza Lisa. Quanto di vero ci sia nelle affermazioni del popolo, non lo sappiamo. Santi Consoli, però , smentisce tutto senz’altro nel suo libro Sicilia gloriosa del 1924. Egli scrive alle pp.234-235: “Può parere a prima impressione che il nome Zia Lisa, con cui si indica uno dei sobborghi più popolari di Catania, provenga dal nome di una qualunque bettoliera che, in tempi lontani, abbia tenuta una taverna rimasta rinomata fra i carrettieri, al principio del lungo stradone che conduce al Simeto. Zia o Za (Zza) era ed è anche oggi il titolo solito a premettersi al nome di una donna siciliana del contado o di condizione sociale non elevata; donna, voce di provenienza spagnola, ma di fonte latina, e signora, forma femminile derivata dal vetusto latino senior, si consentivano soltanto alle donne di condizione sociale superiore. Io sono di parere, invece, che Zia Lisa sia una denominazione topografica proveniente da fonte ellenica; poiché risulta dalle due parole greche Theia Elisia, che significano “ divini Elysii ”: luoghi di eterna primavera, riservati per le persone oneste ed attive lella oltretomba; ciò affermano Omero, Virgilio ed altri classici… Il fatto che quella località dei dintorni di Catania fu detta Zia Lisa ci induce a riconoscere che in tempi antichi, probabilmente nell’età delle colonizzazioni elleniche della Sicilia Orientale o non dopo molto, i luoghi adiacenti alla contrada erano così deliziosi da rassomigliarsi ai mitici Campi Elisi”. Noi non possediamo elementi per confutare a nostra volta Santi Consoli. Abbiamo però notizia, quanto all’antichità della contrada, di un documento datato 25 agosto 1609, nel quale si legge che “ comparve nella Curia del Chiarissimo Senato della Città di Catania Vincenzo Alessi a Catalano della stessa città ed annunziò di avere emanato il bando contro Campixano Pietro, tenutario di un riposto, detto fondaco nella contrada chiamata la Zia Lisa, con un “mondio” e un mezzo “mondello” di grano e un altro simile, senza che si fosse aggiustato con l’aggiustatore” (Atti dei Giurati, vol. 145, anno 1609, Archivio Comunale di Catania.) È veramente esistita la celebre fondacàra? I vecchi del luogo continuano a giurare di sì e aggiungono anche che "'a Zza Lisa", soprannominata da vecchia “la mustazzusa, moglie di lu Zu Cicciu, burritta pilusa,” era donna di non comune bellezza. Ciò, d’altra parte, sarebbe testimoniato da un mezzo busto di marmo statuario di ignoto autore, forse del Settecento, di elegante fattura e ispirato a fonti classiche, il quale, eretto fino ad una settantina d’ anni orsono su di una colonna nel centro di una vasca dell’ex orto Ascondo, fino agli anni settanta del secolo era collocato su un muro, nell’interno dei magazzini di deposito della Società Italo-Americana per il Petrolio.

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